Lei ha pubblicato recentemente su Linkedin un post con questa scritta: “Non sottovalutare mai le persone buone: sono buone, non stupide”. Personalmente mi ci trovo molto perché tento di essere disponibile, acquiescente e tollerante con tutti, ma i più, percepiscono questo atteggiamento come segno di debolezza. Per questo vorrei dei chiarimenti sull’ultima parte dell’espressione: “sono buone, non stupide”. Letizia

LA RISPOSTA DEL DON
Nella società contemporanea, la bontà viene spesso interpretata in modo superficiale. Una persona gentile, disponibile e comprensiva è talvolta considerata ingenua, incapace di difendersi o facilmente manipolabile. Al contrario, chi manifesta durezza, aggressività o distacco viene frequentemente percepito come forte e intelligente. Questa confusione tra bontà e debolezza rappresenta un grave errore di giudizio. Le persone buone non sono stupide: semplicemente scelgono di agire secondo valori che non tutti possiedono.
Essere buoni non significa ignorare la realtà, né accettare passivamente qualsiasi comportamento. La bontà autentica nasce dalla consapevolezza e dalla libertà. Una persona realmente buona conosce il dolore, le ingiustizie e le delusioni, ma decide di non trasformarsi in ciò che ha subito. Sa che il mondo può essere egoista e crudele, tuttavia preferisce conservare la propria dignità senza rinunciare all’umanità. Questa scelta richiede spesso molto più coraggio di quanto ne occorra per rispondere alla violenza con altra violenza.
Sottovalutare una persona buona significa confondere il suo autocontrollo con incapacità di reagire. Chi è paziente può avere numerose ragioni per arrabbiarsi, ma sceglie di riflettere prima di parlare o di agire. Chi perdona non necessariamente dimentica; spesso ricorda perfettamente ciò che è accaduto, ma decide di non vivere prigioniero del rancore. Chi aiuta gli altri non è privo di ambizioni o di intelligenza: possiede, piuttosto, una sensibilità capace di considerare anche le necessità altrui.
La bontà, inoltre, non esclude la fermezza. Una persona buona può dire di no, stabilire limiti e allontanarsi da chi la ferisce. Può riconoscere la differenza tra un errore occasionale e una condotta ripetutamente dannosa. Può essere disponibile senza diventare dipendente, generosa senza permettere agli altri di approfittarsi di lei e comprensiva senza giustificare ogni comportamento. La vera bontà non consiste nel sacrificarsi continuamente, bensì nel rispettare gli altri senza smettere di rispettare se stessi.
Spesso le persone opportuniste credono che la gentilezza sia una debolezza da sfruttare. Si avvicinano a chi offre ascolto, sostegno e fiducia, convinte che tale atteggiamento garantisca loro impunità. In realtà, una persona buona può tollerare molto, ma non all’infinito. Quando comprende di essere stata manipolata, può scegliere di interrompere definitivamente il rapporto. Il suo silenzio non è necessariamente inconsapevolezza: talvolta è il risultato di una valutazione lucida e maturata nel tempo.
Una differenza fondamentale tra persona aggressiva e persona buona risiede nelle intenzioni e nei valori. Una persona aggressiva può sembrare forte perché impone la propria volontà, ma spesso nasconde insicurezza, paura o bisogno di controllo. Una persona buona, invece, non ha bisogno di umiliare gli altri per sentirsi importante. La sua forza si manifesta nella coerenza, nella capacità di mantenere la parola data e nella volontà di agire correttamente anche quando nessuno la osserva. Questa forma di forza è meno appariscente, ma certamente più profonda e duratura.
Non bisogna, dunque, confondere la calma con l’ignoranza, la disponibilità con la sottomissione o la fiducia con la stupidità. La persona buona osserva, comprende e spesso nota dettagli che gli altri ignorano. Può scegliere di non reagire immediatamente non perché non abbia capito, ma perché preferisce evitare conflitti inutili. Può concedere una seconda possibilità non perché non riconosca il torto subito, ma perché attribuisce valore alla possibilità di cambiamento. Tuttavia, quando la fiducia viene tradita ripetutamente, sa trarre le proprie conclusioni.
Ebbene, il rispetto verso le persone buone, dovrebbe essere un principio fondamentale nelle relazioni umane. Approfittare della loro disponibilità può produrre vantaggi temporanei, ma conduce inevitabilmente alla perdita di rapporti preziosi. Chi sfrutta la bontà altrui può ottenere aiuto, attenzione o perdono, ma difficilmente conserva nel tempo la stima e la fiducia di chi ha ferito. La bontà, infatti, non è infinita né priva di memoria. Quando viene calpestata, può trasformarsi in distanza e in silenzio.
È dunque importante imparare a riconoscere il valore delle persone buone prima di perderle. Esse rappresentano spesso un punto di riferimento nei momenti difficili, offrono sostegno senza chiedere ricompense immediate e contribuiscono a rendere più umano l’ambiente in cui vivono. La loro presenza non dovrebbe essere data per scontata. La gentilezza ricevuta non è un diritto acquisito, ma un dono che merita rispetto e gratitudine.
In conclusione dobbiamo ribadire che le persone buone non sono stupide, ingenue o deboli. Sono individui capaci di scegliere la correttezza pur conoscendo l’esistenza dell’ingiustizia. La loro pazienza è spesso autocontrollo, il loro perdono è consapevolezza e il loro silenzio può nascondere una profonda capacità di osservazione. Non sottovalutarle significa comprendere che la vera forza non consiste nel ferire, dominare o approfittarsi degli altri, bensì nel rimanere fedeli ai propri valori.
Chi possiede bontà e intelligenza insieme può essere paziente, ma non indifeso; comprensivo, ma non cieco; generoso, ma non privo di limiti. E quando decide di allontanarsi, spesso non torna più.
don Gian Maria Comolli