Il Cardinale Dolan e l’aborto: il dibattito USA che interessa tutta la Chiesa

Visto dall’Italia, sembra una dialettica tutta statunitense. Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, ha firmato il 24 gennaio scorso il Reproductive Health Act, legge presentata 13 anni fa, ma solamente adesso approvata. La legge consente l’aborto anche oltre la 24esima settimana, in determinate circostanze. Ma il dibattito che ne è conseguito è stato fortissimo, e ha coinvolto tutti. Anche il Cardinale Timothy Dolan.

L’arcivescovo di New York è sceso in campo con forza per contrastare la legge. E così hanno fatto molti altri cattolici, in tutti gli Stati Uniti. Ha colpito, in particolare, il fatto che Cuomo fosse cattolico, e nonostante tutto avesse firmato la legge. Non è cosa nuova, negli Stati Uniti, dove i politici cattolici e democratici si dimostrano particolarmente aperti sui temi della cosiddetta salute riproduttiva. Ma lo stesso Cuomo la ha giocata in modo politico.

Ha creato la contrapposizione, ha replicato al Cardinale Dolan e lo ha collegato alla “destra religiosa”, che è un modo negli Stati Uniti per dire conservatore, ma nel senso più politico del termine. Il Cardinale Dolan non si è limitato ad incassare. Ha risposto con forza dal suo blog. Ha messo in luce le contraddizioni di Cuomo, ha sottolineato come questi si ostini a definire meramente una “questione cattolica” il tema dei diritti umani per il bambino ancora non nato, ha sottolineato che la religione è un fatto personale, ma è “difficilmente privato”, e sottolineato come “la fede professata dal governatore Cuomo insegna che anche la discriminazione contro i migranti è immorale”, e che questo non “significa che questo principio morale guida la sua politica pubblica”.

Insomma, concludeva il Cardinale Dolan, si deve “dibattere l’aborto per quello che è. Senza nascondersi dietro etichette come ‘ fazione destra’ e ‘cattolico’.”

Una risposta netta, che mirava a smascherare molte delle ipocrisie nel dibattito di legge. Una legge che permette l’aborto oltre la 24esima settimana in assenza di sopravvivenza del bimbo fuori dall’utero, o se la gravidanza mette a rischio la salute o la vita della mamma, mentre vengono eliminati dal codice penale tutti i riferimenti all’aborto, specificando che tutti i professionisti sanitari come infermieri e ostetrici, non solo i medici, possano eseguire la procedura.

Una legge che ha riaperto una controversia: il governatore Cuomo, che si proclama cattolico, va scomunicato? E, ad ogni modo, può prendere la comunione in pubblico?

Non è cosa di poco conto, negli Stati Uniti, dove la vita pubblica ha un forte impatto sulla vita privata. Si può, insomma, vivere in pienezza la propria fede cattolica dopo aver ammesso una legge del genere?

La questione non è nuova. Nel 2004, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, inviò all’allora arcivescovo di Washington e cardinale Theodore McCarrick una nota dell’ex Sant’Uffizio, in cui si sottolineavano che erano “in stato di pubblica indegnità per ricevere la Santa Comunione” tutti i politici che appoggiavano politiche abortiste. Tra questi, c’era l’allora candidato alla presidenza John Kerry, che era cattolico, andava a Messa, ma era fortemente a favore dell’aborto, e anche di eutanasia, clonazione, omosessualità, scola e famiglia.

La nota della Congregazione chiariva che, per quanto riguarda l’aborto e l’eutanasia, se l’appoggio formale del politico diventa manifesto, lo stesso politico deve essere ammonito e informato che non potrà presentarsi a prendere la comunione se resta nella situazione di peccato e, in caso in cui continui a farlo, si chiedeva che il sacerdote rifiutasse di distribuirla.

Il testo di Joseph Ratzinger era dunque preciso, sebbene la norma fosse stata applicata con leggerezza in varie situazioni.

Nel 2008, Benedetto XVI andò in viaggio negli Stati Uniti, e in quell’occasione successe che, durante le messe papali, proprio John Kerry, con Edward Kennedy, Nancy Pelosi e Christopher Dodd, e l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani.

Era chiaro che non era stata seguita la linea della Congregazione della Dottrina della Fede, ma piuttosto quella proposta dai vescovi statunitensi. Questi, poco dopo aver ricevuto la nota, si erano riuniti in assemblea generale, e avevano deliberato a maggioranza che ogni singolo vescovo dovesse decidere se dare o no la comunione ai politici cattolici abortisti.

Ma fu il 9 maggio del 2007, in volo verso il Brasile, che Benedetto XVI chiarì la questione.

Gli fu chiesto del referendum sull’aborto in Brasile e sulla depenalizzazione dell’aborto a Città del Messico. E Benedetto XVI ricordò “la grande lotta della Chiesa per la vita” e che “alla radice di queste legislazioni ci sia da una parte un certo egoismo e dall’altra parte anche un dubbio sul valore della vita, sulla bellezza della vita ed anche un dubbio sul futuro”.

La Chiesa, diceva Benedetto XVI, risponde soprattutto a questi dubbi. Poi si soffermò sulla minaccia di scomunica ai politici cattolici abortisti in Messico. E lì il Papa emerito lo disse chiaramente. “La scomunica non è una cosa arbitraria, ma è prevista dal Codice (n.d.r. codice di diritto canonico). Quindi sta semplicemente nel Diritto Canonico che l’uccisione di un bambino innocente è incompatibile con l’andare alla comunione in cui si riceve il Corpo di Cristo. Non si è quindi inventato qualcosa di nuovo, di sorprendente o di arbitrario. È stato solo ricordato pubblicamente quanto è previsto dal Diritto della Chiesa, da un Diritto che è basato sulla dottrina e sulla fede della Chiesa, sul nostro apprezzamento per la vita e per la individualità umana, sin dal primo momento”.

Ora sono in molti negli Stati Uniti a chiedersi se con il governatore Cuomo si seguirà questa linea. La scomunica per il politico è stata chiesta, e si è chiesto ai vescovi di prendere una posizione. Ma il dibattito negli Stati Uniti ha portato due elementi al centro della scena: la distribuzione della comunione e l’aborto come problema reale, e non solo come fatto politico. Non è un caso che Papa Francesco citi spesso i diritti dei non nati nei suoi discorsi.

Andrea Gagliarducci

12 febbraio 2019

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